Emphaty is in the heart of an actor's art

Karolina Cernic 

ACTRESS

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un premio per me

Pubblicato il 16 giugno 2017 alle 09.45 Comments commenti (1)




 

Ed anche questa volta il ritorno nelle mie terre non manca di emozionarmi.

Arrivo nel goriziano il 14 giugno. Il giorno prima del mio 33esimo compleanno. Penso di chiamare qualche amico e festeggiare con qualche buona bottiglia di vino. Poi succede che qualche settimana prima mi chiama Matteo, del Consorzio Collio e mi dice: ti chiamo perchè il 14 giugno abbiamo organizzato un evento durante il quale consegneremo il premio Collio e quest'anno abbiamo deciso di designarti come ambasciatrice del territorio. Bella notizia, no?

Bella notizia, penso io?? è una notizia splendida. Per me che sono innamorata delle mie terre e delle mie genti. Anche se la mia passione e il mio stile di vita nel mondo del cinema mi ha portato naturalmente a viaggiare e a vivere lontano da Gorizia non smetto mai di essere presente a tutti gli eventi ai quali posso presenziare come collaboratrice ma anche come fruitrice di qualità.

Insomma, da qualche giorno sono ufficialmente una “Enjoyner” del Collio. Anche se va detto che lo sono sempre stata. Ma dopo aver ricevuto anche ufficialmente una tale onorificenza non mi posso certo sottrarre a tale responsabilità.

Il momento è stato magico. Mi ha riportato alla mente memorie di una decina di anni fa. Quando facevo uno stage all'Enoteca di Cormons. Con Elena Orzan che è stata la mia mentore nel percorso ma anche un'amica. Una persona che rivedo sempre molto volentieri, che ha sempre il sorriso, che è mossa dalla passione verso il proprio lavoro e che sa sempre trovare un modo per alleggerire anche i compiti più difficili.

Insomma...ci tengo a ringraziare ufficialmente il Consorzio Collio per avermi dato questo meraviglioso premio, ringrazio Barbara, la proprietaria del Castello di Spessa che ha ospitato questa bellissima serata, ringrazio Stefano Cosma che mi ha accolto a braccia aperte e che ha saputo guidare l'incontro con maestria e simpatia, ringrazio Robert Princic che mi ha consegnato il premio,ringrazio Marco Treu, che è ormai un maestro nell'organizzazione di eventi di rara eleganza, ringrazio tutti i produttori di vino che ci hanno saputo deliziare con vini unici, i ristoranti che hanno riempito i nostri stomaci con delizie culinarie e tutti i presenti...

 

Questo per dire: VISITATE IL COLLIO!!!

 

 

 

├Ęstoria2017...una bella storia

Pubblicato il 08 giugno 2017 alle 09.15 Comments commenti (0)

èstoria 2017

giunta alla sua ormai tredicesima edizione èstoria si riconferma uno dei festival di storia più importanti nella scena non solo italiana ma anche quella internazionale.

Orgogliosa di far parte di questa realtà da ormai sei anni mi sento parte integrante dell'organizzazione. Il senso di appartenenza cresce di anno in anno fidelizzandomi ed avvicinandomi sempre di più. Non solo al territorio (è casa mia Gorizia..nel senso più profondo e pieno del termine), ma anche alle realtà organizzative, produttive e anche alla fruizione di ciò che un festival di tale portata può offrire ad un vastissimo pubblico.

Ricordo qualche anno fa, quando vivevo a Madrid, e quindi prendevo l'aereo per raggiungere le mie terre, incontrai nel volo di ritorno uno dei relatori (italiano residente in Spagna da diversi anni) con il quale ebbi occasione di scambiare due parole in merito ai vari argomenti trattati nell'edizione di allora ma anche di condividere esperienze di vita di noi che vivevamo in terra straniera. Gli spagnoli si sa, sono un popolo molto allegro che si concede all'allegria della mondanità. Anche se nel loro caso (scusate il tono generalizzante - non lo vuole essere) la mondanità la intendo come una condivisione delle usanze culturali, legate molto ai ritmi dettati dalla tradizione della terra e non mondanità forzata come si presenta invece nelle metropoli.

Insomma, tutto ciò per dire che eravamo arrivato all'argomenti festival. Quando usi questo termine spesso ci si immagina una situazione conviviale. Parlando di festival di storia con i rispettivi amici in terra spagnola questo generava qualche perplessità. Entrambi abbiamo incontrato persone che al termine "festival di storia" commentavano: "ma si tratta di una festa dove si consuma birra e si parla di storia?".

èstoria è un vero e proprio festival dove durante vari giorni si svolgono contemporaneamente anche 7/8 conferenze, incontri, proiezioni di film attinenti all'argomento scelto nell'edizione corrente. Giornate durante le quali la gente può assistere a questi incontri cercando di approfondire argomenti di loro interesse da punti di vista anche molto differenti tra di loro. Studiosi di materie che portano la loro voce esaminando l'argomento in questione da innumerevoli punti di vista.

Tutto ciò nel quadro di una città e di un territorio circostante che offre spunti culturali di ogni genere. Architettonicamente ricca, ma anche pacifica e ordinata che oltre alla ricchissima cultura offre emozioni culinarie ed enologiche uniche. Il che rende l'esperienza del festival davvero unica. Non solo per i cultori più intellettuali che migrano da luoghi anche lontani ma anche ai goriziani. Che possono così godere della proposta del festival e tra un incontro e l'altro passeggiare pacificamente nei luoghi della città godendone della ricchezza e dell'offerta.

Insomma...finita un'èstoria non vedo l'ora che ne cominci un'altra!

 

 

Pu├▓ un bottone contenere l'amore di una vita? I dettagli del cinema di Wong Kar Wai

Pubblicato il 14 maggio 2017 alle 06.10 Comments commenti (1)

Può un bottone raccontare, esprimere e contenere nella sua simbologia l'amore di tutta una vita?

Se sei Wong Kar Wai, si. E non solo. Il maestro fa caricare questo oggetto quotidiano (nella Cina del 1950 come oggi) di tanto significato che quando Gong Er lo fa scivolare lentamente sul tavolo verso Ip Man, gli occhi mi si riempiono di lacrime di empatia. Quella originale che ci riporta al teatro greco antico dove lo spettatore viveva un rapporto emozionale di partecipazione soggettiva con l'interpretazione dell'attore in scena. Quello che oggi viviamo più spesso nel cinema americano che in quello italiano (Con mio grande dispiacere. Lo dico da attrice).

Per una scelta dolorosa quanto consapevole, questo amore non vedrà mai espressione fisica. Il bottone come simbolo unico della materialità di questo amore impossibile, verrà restituito a Ip Man durante il loro ultimo incontro. Lei, consapevole della sua morte imminente dichiarerà il suo amore profondo. Le parole di addio, pregne di significato non sono mai didascaliche. Eppure lui, Ip Man capisce perfettamente. E lo capiamo anche noi spettatori. É pura poesia di sentimenti, immagini sublimi e parole. Elementi accuratamente concertati com'è caratteristico della espressione filmica di Wong Kar Wai.

La “scena del bottone” è una delle scene più romantiche alle quali io abbia mai assistito. Gli amori impossibili hanno del resto sempre attratto il regista di Hong Kong che dedica un lungo momento a questa ultima dichiarazione d'amore. Con le sue inquadrature ci porta dritti nei sentimenti dei due personaggi guerrieri ma consapevoli della loro natura umana. Consapevoli entrambi che il sentimento, l'amore è proprio ciò che contraddistingue un uomo integro da un uomo che cura solo una parte del SE. E questa dicotomia la vediamo ben rappresentata nello sviluppo di tutto il racconto attraverso i due protagonisti maschili: Ip Man: integro, dedito, umile, consapevole del suo profondo amore per una donna,e Ma San, dedito “solo” a migliorare la propria tecnica di combattimento sottovalutando invece il proprio valore umano non riconoscendolo conseguentemente nemmeno negli altri...Almeno fino alla sua sconfitta in uno scontro finale che rappresenterà invece l'illuminazione come essere umano.  

 

 

 

Anteprime al cinema: TUTTO QUELLO CHE VUOI di Francesco Bruni

Pubblicato il 09 maggio 2017 alle 07.15

Ieri, martedì 8 maggio, Milano

spazio cinema Anteo

Un cinema che frequento molto spesso per vedere film che non si vedo nelle sale multiplex e per vedere film in lingua originale (scelta che prediligo sempre rispetto ai film doppiati per quanto riguarda la prima visione).

Ieri è stata per me una bellissima giornata. Ho potuto infatti vedere in anteprima il terzo lungiometraggio di Francesco Bruni, Tutto quello che vuoi.

Francesco, che era presente in sala con la sua insostituibile compagna di vita, Raffaella Lebboroni, moglie e attrice sempre presente nei suoi film, è un amico. Posso dire di aver avuto l'onore di conoscere Francesco a Gorizia dove ogni anno viene per il festival alla miglior sceneggiatura originale "Sergio Amidei" (www.amidei.com) in qualità di giurato. 

Vi consigio con il cuore di andare a vedere TUTTO QUELLO CHE VUOI. Lo faccio perchè è un bel film. Un film scritto bene (e non sono certo io che devo dare giudizi sulla sceneggiatura di Bruni, però posso goderne e condividere questo apprezzamento con voi). Dopo il meno riuscito (sempre secondo il mio modestissimo parere) NOI 4, ho ritrovato con immenso piacere quella genuinità e semplicità umana che in Francesco apprezzo tanto. 

Tutto quello che vuoi, è un film scritto bene e construito bene. Non ci si annoia nemmeno un momento. è divertente, riflessivo, umano, sensibile, intenso, a momenti addirittura crudo. Perchè la vita è fatta di tutti questi elementi. E Francesco è riuscito (con tutti coloro che lo hanno aiutato) a metterli magistralmente in scena ricercando la natura umana attraverso molti punti di vista. Quello della vita per strada di un gruppo di giovani, quello della vita di un anziano poeta che affronta le sue giornate attraverso una memoria che lo riporta a momenti ben lontani dalla quotidianità a causa di una malattia degenerante come lo è l'Alzhaimer. Solo per citare alcuni temi toccati.

L'incontro improbabile quanto ricco di significati fra i due protagonisti, Alessandro, interpretato da un talentuoso e divertente Andrea Carpenzano,il giovane ragazzo che incontrando il poeta scoprirà valori che non credeva di possedere, e Giorgio Gherarducci interpretato da un maestro del cinema che non necessita di presentazioni, Giuliano Montaldo, il poeta che credeva di essersi lasciato alle spalle dei rapporti umani che invece ritroverà proprio attraverso Alessandro e i suoi amici. Un quadro umano che via via si evolverà e si costruirà nella storia dando vita a sinceri sorrisi dei spettatori, qualche lacrima di emozione, addirittura paura in alcuni momenti. Ma non vi voglio svelare troppo.

Bellissimi anche gli altri personaggi:

Laura, interpretata dalla moglie di Bruni, Raffaella Lebboroni che sarà un tenero quanto deciso catalizzatore dello sviluppo umano e compassionevole di Alessandro.

Riccardo, amico di strada di Alessandro, che ha preso vita grazie al figlio di Francesco, Arturo Bruni ultimamente divenuto famoso come rapper sotto il nome DarkSide. Racconta Francesco di quanto fosse stato difficile trovare un attore che interpretasse questo ruolo e più difficile ancora convicere il figlio ad avventurarsi in questo percorso a maggior ragione perchè a quanto pare non ha aspirazioni artistiche attoriali. Ma ciò non toglie che abbia portato in scena il suo talento. Meno male che il papà ha tenuto duro perchè Arturo ha decisamente dato vita ad un grintoso Riccardo.

Ad arricchire il cast ci ha pensato anche Donatella Finocchiaro nel ruolo di Claudia, mamma di Riccardo nel film, che rivelerà un legame difficilmente contestualizzabile in ciò che la nostra società determinerebbe come una condotta di vita impeccabile. Anche Clauda avrà però spazio e occasione per far vedere che tutti abbiamo dei lati buoni e dei lati cattivi. Sta a noi decidere come utilizzarli al meglio.

Sui personaggi di Francesco Bruni si potrebbe scrivere davvero molto. Anche perchè stiamo parlando di uno sceneggiatore e regista che ai suoi personaggi dedica molto tempo, ricerca e attenzione, quanto anche alla scelta e il lavoro con gli attori. E questo paga. Lo si vede anche negli altri personaggi che non ho menzionato ma senza i quali il film diverrebbe monco.

Tornando alla proiezioni di ieri. Francesco e Raffaella erano presenti in sala. Ed ho potuto assistere ad un bel incontro dopo la proiezione del film.

Incontro in stile. Molto simpatico, accogliente e generoso nei racconti il caro Bruni. Emozionato perchè in sala c'erano amici (anche di vecchia data). Il film infatti racconta, tra le altre cose, del lato difficile di una malattia vissuta in casa Bruni, ma anche il suo lato buffo. Sdrammatizzando quello che è un percorso umano difficile di quando vivi una malattia di questa portata in famiglia.

Al termine dell'incontro anche una bella sorpresa. Andrea Galante, direttore del MIFF Awards ha consegnato al regista il premio al miglior film! (www.miff.it)


Si è raccontato molto di come questo film abbia visto la luce (e le ombre..altrimenti non sarebbe cinema).

Ma siate voi stessi a giudicare...dal 11 maggio sarà nelle sale!









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